8) Hegel. La lotta del rischiaramento contro la superstizione.

L'argomento  centrale nella filosofia hegeliana. Hegel descrive
il rapporto illuminismo-cristianesimo in questo modo: per
l'intellezione (con questo termine Hegel intende la ragione
illuminista) la fede  superstizione, pregiudizi, errori, nei
quali  coinvolta "la massa generale della conoscenza", che  la
vittima dell'inganno del clero, il quale vuole avere il monopolio
della cultura e va a patti con i tiranni. Contro i preti, i
tiranni e la massa si pone il rischiaramento (cio l'illuminismo).
Ma se  vero che la fede appare menzogna per il rischiaramento, 
vero anche il contrario, cio che il razionalismo illuminista 
menzogna per essa. La coscienza credente  divisa in due mondi,
perci il rischiaramento ha buon gioco nel toglierle le certezze e
metterla in crisi. Ma nel confronto alla fine entrambi rimarranno
inappagati.
G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, Lo Spirito.

[La diffusione della pura intellezione] _ Essa sa la fede come ci
che  opposto a lei, alla ragione e alla verit. Come a lei la
fede  in genere un tessuto di superstizioni, di pregiudizi e di
errori, cos a lei la coscienza di questo contenuto continua a
organizzarsi in un regno dell'errore, dove la falsa intellezione 
una volta immediatamente, ingenuamente e senza riflessione in se
stessa la massa generale della coscienza; ma ha anche in lei il
momento della riflessione in se stessa, ossia il momento
dell'autocoscienza, separato da quell'ingenuit; lo ha come una
intellezione che resta per s nello sfondo e come una cattiva
intenzione, onde quel momento viene perturbato. Quella massa  la
vittima dell'inganno di un clero che mette in pratica la propria
invidiosa vanit di restar solo in possesso dell'intellezione,
nonch il suo tradizionale egoismo; e che in pari tempo congiura
col dispotismo, il quale come l'unit sintetica priva di concetto
del regno reale e di questo regno ideale, _ un'essenza come
raramente se ne vedono di cos inconseguenti, _ sta sopra la
cattiva intellezione della folla e sopra la cattiva intenzione dei
preti; il dispotismo, unificando in s le due cose, entrambe
disprezzando per la confusione e l'ottusit ingenerate nel popolo
dal clero ingannatore, ne ricava il vantaggio del quieto dominio e
dell'appagamento delle sue voglie e del suo arbitrio, pur essendo
anche, il dispotismo, quella medesima ottusit dell'intellezione,
un identico pregiudizio e un identico errore.
Verso questi tre lati del nemico il rischiaramento non procede in
guisa eguale; infatti, essendo la sua essenza pura intellezione,
l'universale in s e per s, il suo vero rapporto verso l'altro
estremo  quello nel quale esso rischiaramento tende verso ci che
di eguale i due estremi hanno a comune. Il lato della singolarit
isolantesi dall'universale, ingenua coscienza  l'opposto del
rischiaramento; opposto che questo non pu immediatamente toccare.
La volont del clero ingannatore e del despota oppressore, quindi,
non  immediato oggetto del suo operare; oggetto di questo suo
operare  piuttosto l'intellezione priva di volont che non si
singolarizza nell'esser-per-s;  il concetto dell'autocoscienza
razionale che ha la sua esistenza nella massa, ma non  in questa
ancora presente come concetto. Dacch peraltro la pura
intellezione sottrae ai pregiudizi e agli errori questa eccellente
intellezione e la sua ingenua essenza, toglie di mano alla cattiva
intenzione la realt e il potere del suo inganno; alla cattiva
intenzione il cui regno ha il proprio terreno e il proprio
materiale nella coscienza priva di concetto della massa
universale; _ mentre l' esser-per-s ha in generale la sua
sostanza nella coscienza semplice [_].
D' altra parte il concetto della pura intellezione  di fronte a
se stesso un altro dal suo oggetto; infatti, proprio questa
determinazione negativa costituisce l' oggetto. Cos l'
intellezione esprime, dall' altro lato, anche l' essenza della
fede come qualcosa di estraneo all' autocoscienza, qualcosa che
non ne  la sua essenza, ma che in essa venne furtivamente
insinuato come un fanciullo supposto. Soltanto, qui il
rischiaramento  del tutto scervellato; la fede lo apprende come
un parlare che non sa ci che si dice e che della cosa nulla
intende, dal momento che parla d' imbroglio dei preti e di popolo
ingannato. Il rischiaramento qui discorre come se con un raggiro
di preti truffaldini si fosse nella coscienza insinuato, in luogo
dell' essenza, un che di assolutamente estraneo e di assolutamente
altro; e dice in pari tempo essere un' essenza della coscienza il
credere a questo altro, il confidare in esso e il cercare di
renderlo proprio; il rischiaramento viene in tal modo a dire che
la coscienza intuisce, cos, sia la sua pura essenza, sia la sua
individualit singola e universale; e che produce mediante il suo
operare questa unit di se medesima con la sua essenza. Il
rischiaramento afferma immediatamente che ci ch' esso enuncia
come un che estraneo alla coscienza, lo enuncia immediatamente
come la cosa pi peculiare della coscienza stessa. _ Come pu
dunque parlare d' inganno e d' illusione? Dacch della fede esso
dice nettamente il contrario di ci che di essa ritiene, alla fede
il rischiaramento si palesa piuttosto quale consapevole menzogna.
Come possono imbroglio e illusione aver luogo laddove la coscienza
nella sua verit ha immediatamente la certezza di se stessa,
laddove nel suo oggetto possiede se medesima dacch in esso
oggetto per tanto ella si trova per quanto si produce? La
differenza non esiste pi neppure nelle parole.
G. W. F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, La Nuova Italia,
Firenze, 1973, pagine 89-90 e 96-97.
